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COMUNICATO STAMPA Dalle ceneri della Nakba verso il Ritorno

 

COMUNICATO STAMPA

Dalle ceneri della Nakba verso il Ritorno

Sono passati 71 anni dalla Nakba del popolo palestinese, dalla “catastrofe” che ha visto la nascita dello Stato di Israele senza quella dello Stato palestinese, promessa dalle Nazioni Unite con la Risoluzione 181 del 29 Novembre 1947.

Un anniversario che ci ricorda il massacro della popolazione civile palestinese compiuto per mano delle milizie sioniste prima e dopo la creazione dello Stato di Israele nel 1948, quando 531 villaggi furono rasi al suolo dalle bande armate di Stern, Irgun, Haganah e Palmach con l’obiettivo di terrorizzare la popolazione e costringerla ad abbandonare le proprie case, la propria terra. Sotto la minaccia delle armi, 800 mila palestinesi furono costretti a rifugiarsi altrove in Cisgiordania, a Gaza, e nei Paesi arabi confinanti: Giordania, Siria, Libano e Iraq. Oggi i rifugiati palestinesi superano i 7 milioni e la maggior parte di loro vive in campi profughi, spesso in condizioni disumane, nonostante la Risoluzione 194 delle Nazioni Unite dell’11 dicembre 1948 sancisse già il loro diritto al Ritorno.

La Nakba prosegue perché nel 1967 Israele occupò il restante 22% della Palestina storica insieme ad altre terre arabe e di nuovo costrinse centinaia di migliaia di persone ad emigrare, alcune per la seconda volta, stabilendo un regime di occupazione che non cessa di esistere, ma si fa ogni giorno più odioso.  Il popolo palestinese continua infatti a subire trasferimenti forzati come conseguenza dell’ingombrante presenza dell’esercito israeliano, dell’aumento degli insediamenti dei coloni – che oggi sono 620.000 – e della costruzione, a partire dal 2002, del Muro dell’Apartheid. Tutto ciò comporta la demolizione delle case dei palestinesi, la confisca delle loro terre e la revoca dei loro permessi residenza, mentre l’occupazione si nutre di soprusi e ingiustizie, arresti indiscriminati e uccisioni a sangue freddo. Per questo, e per ribadire i propri diritti negati da Israele così come dall’Amministrazione Trump – che non riconosce lo status dei rifugiati palestinesi così come non ammette che i Territori Palestinesi, compresa Gerusalemme Est, siano occupati illegalmente – il 30 marzo dell’anno scorso il nostro popolo ha deciso di rilanciare la Grande Marcia del Ritorno.

Da allora, i venerdì di Marcia sono stati teatro di furiose aggressioni da parte dell’esercito israeliano, che hanno portato sin qui all’uccisione di almeno 280 manifestanti compresi 51 minorenni, 5 donne, 8 disabili, 3 paramedici e 2 giornalisti insieme al ferimento di 30.000 di loro, inclusi 4.700 minorenni, 670 tra medici e paramedici, nonché decine di giornalisti. Ma la Marcia del popolo palestinese continua, e continuerà fino al riconoscimento del diritto al Ritorno di chi è stato cacciato.

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L’Ambasciata di Palestina in Italia

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