«

»

Stampa Articolo

Newsletter No 4 – 14/12/2015

“Gli insediamenti di Israele sono illegali e creano solo tensioni”

Indice:

  1. Rapporto speciale dell’OLP sulle violenze subite dai palestinesi
  2. Record di arresti e di prigionieri
  3. Il contrario della giustizia
  4. Israele dichiara illegale il Movimento Islamico
  5. Anche 38 Parlamentari Europei contro la multinazionale G4S

I – Rapporto speciale dell’OLP sulle violenze subite dai palestinesi

n44Il Rapporto preparato dal Dipartimento dei Negoziati dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) illustra l’escalation di aggressioni compiute per mano delle forze di occupazione e dei coloni di Israele ai danni di cittadini palestinesi dal 13 settembre al 7 dicembre 2015.  Tra le violazioni denunciate – soprattutto in Cisgiordania ma anche a Gaza – 117 omicidi non giustificati, il ferimento di 13.500 civili, l’arresto indiscriminato di 2.182 persone, la demolizione di 31 case e la confisca di 366 proprietà.

 Il Rapporto racconta alcune delle uccisioni e il racconto è straziante, come la storia di Hadil Al-Hashlamon, la ragazza che lo scorso 22 settembre stava cercando di passare uno dei posti di blocco della città di Hebron – che vede al suo interno un insediamento di 600 coloni – quando è stata freddata a colpi di fucile dai soldati israeliani. Un osservatore internazionale per i diritti umani presente sulla scena ha testimoniato che Hadil non aveva fatto nessun gesto aggressivo, né appariva armata, sebbene i soldati abbiano giustificato l’aggressione sostenendo che impugnasse un coltello. Le fotografie scattate dal testimone dimostrano che ancora una volta si è trattato di un’uccisione in nessun modo giustificata dalle circostanze. Il padre della ragazza, un medico del pronto soccorso, racconta: “Ho trovato 10 proiettili nel corpo di mia figlia, nel cuore, nei polmoni, nel fegato, nei fianchi, nelle cosce e dentro ai piedi. Le forze di occupazione hanno lasciato mia figlia sanguinare a terra per più di 45 minuti, impedendo alla Mezzaluna Rossa Palestinese di prestarle una cura. Quando hanno deciso che poteva essere trasferita in ospedale era troppo tardi e quando hanno cominciato a operarla aprendole lo stomaco lei era già morta”. Dalla morte di Hadil, si sono susseguiti molti altri casi di palestinesi uccisi dall’esercito israeliano perché “impugnavano un coltello” senza nessuna prova che lo impugnassero realmente.

n444Completamente inerme era anche Fadel Al-Qawasmi, di 18 anni, che il 17 ottobre camminava per una strada di Hebron, Al-Shuhada, quando, secondo un testimone di Youth Against Settlement che  ha potuto girare un breve video dell’omicidio, un colono lo ha chiamato: “Arabo, arabo”, per poi ucciderlo sparandogli con una pistola. Il Rapporto mostra come la stragrande maggioranza delle vittime colpite fino ad oggi dall’esercito o dai coloni si trovasse nel distretto di Hebron dove lo stato d’Israele, potenza occupante, sancisce la segregazione dei Palestinesi, impedendo loro l’accesso a strade e case, lasciando che i coloni pratichino impunemente contro di loro continue vessazioni, compreso il quotidiano lancio di oggetti e di immondizia da cui cercano di proteggersi con delle reti. Come ha avuto modi di commentare il giornalista israeliano Gideon Levi: “Se si guarda a quello che succede a Hebron si può solo concludere che i palestinesi sono fra le persone più tolleranti del mondo, direi tra le meno violente del mondo.  Chiunque altro in una situazione simile esploderebbe”.

Per quanto riguarda gli attacchi perpetrati dai coloni in particolare, dal 13 settembre al 7 dicembre se ne sono verificati ben 380: tutti sin qui impuniti se non assecondati dalle forze di occupazione.

n4444Le stesse forze di occupazione che utilizzano la demolizione delle case palestinesi come mezzo di dissuasione. I soldati di Tel Aviv sono impegnati nella demolizione delle abitazioni delle famiglie dei presunti autori di attacchi nei confronti di cittadini israeliani. Le misure vengono infatti giustificate come una misura deterrente per evitare attentati contro i coloni della Cisgiordania, ma si tratta più che altro di punizioni collettive. Come ha recentemente dichiarato il Segretario del Comitato Esecutivo dell’OLP, Saeb Erekat, “il trasferimento forzato dei palestinesi è parte della Nakba (“Catastrofe”, indica l’esodo palestinese del 1948) ed ha il solo scopo di rendere la vita impossibile ai palestinesi per far prendere il loro posto a coloni stranieri”. Particolare attenzione merita la situazione ad Al-Hadidiya, nella Valle del Giordano, dove la politica degli insediamenti è riuscita a ridurre drammaticamente la popolazione palestinese a favore dei coloni. Secondo Erekat, la comunità internazionale ha la responsabilità di proteggere i palestinesi che vivono sotto l’occupazione, soprattutto le comunità più vulnerabili che si vedono deprivate di diritti fondamentali come quello di avere una casa o di accedere alle risorse naturali.

Vedi:

http://sanaud-voltaremos.blogspot.co.il/p/brazil-26th-september-2015.html

https://www.youtube.com/watch?v=EfzofWDoI1A&feature=youtu.be

http://nad-plo.org/userfiles/file/media%20brief/2015_HomeDemolitions.pdf

http://nena-news.it/palestina-due-giovani-uccisi-dallesercito-israeliano-a-qalandia/

http://www.assopacepalestina.org/2015/11/ancora-demolizioni-di-case-nella-valle-del-giordano/

II – Record di arresti e di prigionieri

La mattina del 2 dicembre, le forze israeliane hanno rapito 28 palestinesi durante irruzioni e perquisizioni in varie località della Cisgiordania. Solo a Beit Ummar, nel distretto di Hebron, sono state rapite 8 persone, compresi 4 minorenni: Omar Muhammad Khalil Awad, 14 anni, Amr Riyad Issa Arrar,15, Rashid Yousef Bader Awad,16, Muhammad Nidal Amer Abu Maria,16. I soldati hanno anche assaltato il campo profughi di al-Fawwar, arrestando 3 palestinesi.

L’accusa-pretesto per i rapimenti è di “attività illegali”. Durante il mese di novembre, l’esercito israeliano ha arrestato più di 900 palestinesi. E’ quanto afferma la Società per i Prigionieri Palestinesi in un dossier circolato lunedì 30 novembre, dove sono descritte statistiche e violazioni dei diritti.

Il 40% dei palestinesi arrestati è rappresentato da ragazzini. Con loro, il numero totale dei detenuti a partire dal 1 ottobre raggiunge i 2.400, di cui 1.200 minorenni, secondo l’OLP che vede in questi ultimi il principale bersaglio della campagna israeliana. Non a caso, un recentissimo progetto di legge che ha già ottenuto una prima approvazione della Knesset, il parlamento israeliano, il 25 novembre, prevede che i ragazzi possano essere arrestati già a 12 anni per “crimini motivati dal nazionalismo”.

In occasione della Giornata Mondiale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, l’OLP ha chiesto alle Nazioni Unite maggiore protezione per i palestinesi che troppo spesso finiscono in carcere senza motivo. Al momento nelle carceri israeliane ve ne sono 7.000, di cui 430 ragazzini e 40 donne.

Attraverso il sistema sempre più in uso delle detenzioni amministrative, il numero dei detenuti senza processo è arrivato a 500, comprendendo cittadini di Gerusalemme Est e arabi israeliani.

n444444Mentre prosegue la “Campagna internazionale per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi”, la commissione dell’OLP che monitora la questione dei prigionieri e le loro condizioni ha espressamente richiesto all’ONU di mandare una missione investigativa per dimostrare “i gravi crimini di guerra e contro l’umanità” attualmente commessi contro i detenuti palestinesi. Dal canto suo, l’Autorità Palestinese ha annunciato il lancio di una specifica campagna internazionale per fare pressione sul governo israeliano affinché liberi i bambini imprigionati. E’ il Ministero dell’Istruzione a sponsorizzare questa campagna, che si intitola “Date loro uno spazio per vivere e per giocare”. Durante la campagna, i piccoli scolari palestinesi scriveranno lettere e pensieri, anche al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, per spiegare a cosa vengono sottoposti i loro coetanei.

Vedi:

http://english.wafa.ps/index.php?action=detail&id=30021

http://yournewswire.com/israel-arrest-unprecedented-1200-palestinian-kids-in-one-month/

http://www.infopal.it/le-forze-israeliane-arrestano-28-palestinesi-in-cisgiordania/

http://www.dci-palestine.org/israel_targets_palestinian_children_in_east_jerusalem_with_harsh_policies

http://www.infopal.it/category/bambini/

http://www.assopacepalestina.org/2013/12/campagna-internazionale-per-la-liberazione-di-marwan-barghouti-e-di-tutti-i-prigionieri-palestinesi/

https://www.maannews.com/Content.aspx?id=769137

III – Il contrario della giustizia

Sembrava fatta qualche giorno fa, quando i media israeliani avevano annunciato l’arresto dei coloni ebrei responsabili del rogo doloso della scorsa estate a Kfar Douma in cui sono morti Ali Dawabsha, 18 mesi, e, nelle settimane successive (per le ustioni gravissime) il padre Saad e la madre Reham. La notte del 31 luglio scorso la famiglia stava dormendo profondamente quando è stato appiccato il fuoco alla loro casa. Adesso il rinvio a giudizio degli assassini non è più sicuro. Le autorità frenano, prendono tempo. Secondo il ministro della sicurezza Gilad Erdan contro i “sospetti” — due dei quali, ha rivelato un sito israeliano pacifista, sono Elisha Odess e Hanoch Ganiram, giovani cresciuti in un ambiente ultranazionalista e religioso — non ci sarebbero ancora prove schiaccianti. Una cautela senza dubbio legata alle proteste dei coloni e della destra estrema che, attraverso l’organo d’informazione di riferimento, Arutz 7, denunciano una presunta “grave violazione” dei diritti degli arrestati.

n4Nel caso Dawabsha sono serviti a poco l’intervento di Nickolay Mladenov, il coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, che ha espresso forte frustrazione per l’atteggiamento delle autorità israeliane che dopo quattro mesi non hanno ancora arrestato i responsabili del rogo di Kfar Douma — pur conoscendoli, come ha ammesso il ministro della difesa Moshe Yaalon. Né sono valse a qualcosa le petizioni presentate alla Corte Suprema dal deputato palestinese israeliano Issawi Freji (Meretz) e dal gruppo parlamentare della Lista Unita Araba, affinchè si agisse subito contro i killer.

Al mancato rinvio a giudizio degli assassini si aggiunge la beffa del conto salato di circa 460 mila shekel (più o meno 110 mila euro), che l’ospedale israeliano Tel Hashomer di Tel Aviv ha presentato al ministero della sanità dell’Autorità Nazionale Palestinese per le cure prestate a Reham Dawabsha, ora morta, e a Ahmad Dawabsha, 4 anni, fratello di Ali, unico membro della famiglia scampato alla morte e rimasto gravemente ustionato. Dopo il rogo di Kfar Douma il coordinatore per gli affari civili nei Territori palestinesi occupati, Yoav Mordechai, aveva annunciato che le autorità israeliane avrebbero pagato le cure di Ahmad e di sua madre. Le cose non stanno così. E sebbene il premier Benyamin Netanyahu abbia reiterato la “tolleranza zero” nei confronti di ogni terrorismo, Ahmad non sarà risarcito come avviene in questi casi per i cittadini israeliani perché non è un residente dello Stato d’Israele.

«Questo bambino simboleggia la tragedia e le sofferenze che deve affrontare la popolazione palestinese sotto occupazione militare», ha detto Steve Sosebee, presidente del Palestine Children’s Relief Fund (Pcrf), l’Ong che garantirà ad Ahmad Dawabsha la copertura dei costi della riabilitazione in un centro all’estero. «I palestinesi», ha aggiunto Sosebee, «sono soggetti a profonde ingiustizie, mentre i coloni israeliani spesso agiscono in un clima di completa impunità. Il conto presentato dall’ospedale Tel Hashomer, dopo un crimine tanto grave subito da una famiglia innocente, va oltre ogni umana comprensione».

Vedi:

http://nena-news.it/israele-ora-frena-sul-rinvio-a-giudizio-dei-killer-di-ali-dawabsha/

http://www.imemc.org/article/74104?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

http://nena-news.it/israele-finalmente-arresta-i-killer-del-piccolo-ali-dawabsha/

IV – Israele dichiara illegale il Movimento Islamico

n44444444Il governo Netanyahu spinge sull’acceleratore, sfruttando il clima di paura ancora più islamofobo e anti-arabo che regna in Europa e in Occidente dopo i sanguinosi attentati dell’Isis a Parigi. È stato immediato il rilancio della colonizzazione e del pugno di ferro contro i palestinesi. Oltre ad aver dato il via libera alla costruzione di nuove case in due colonie ebraiche (436 unità a Ramat Shlomo e 18 a Ramot), e ad una escalation di aggressioni indiscriminate, il premier israeliano ha annunciato la messa fuori legge del braccio settentrionale del Movimento islamico. Il Ministro della Sicurezza, Gilan Erdan, ha voluto collegare esplicitamente il colpo sferrato agli islamisti israeliani con le stragi di Parigi. «Israele – ha commentato – ha scelto di essere in prima linea nella lotta contro l’Islam radicale i cui emissari hanno fatto strage di innocenti a New York, Parigi, Madrid e in Israele. Il Movimento Islamico, l’Isis, Hamas hanno la stessa ideologia che fomenta attentati ovunque e terrorismo in Israele… Per noi è giunto il momento di utilizzare i mezzi a nostra disposizione nella guerra contro il terrorismo».

In realtà il provvedimento è l’ultimo atto di un conflitto aperto che va avanti da tempo e che si è riacutizzato negli ultimi mesi, in particolare con il leader del movimento islamico Raed Salah, da anni attivo nel promuovere “comitati di difesa” della Spianata delle Moschee di Gerusalemme. Sono stati questi comitati a rivelare gli scavi archeologici voluti da Israele sotto la Moschea. La messa fuori legge del movimento di Raed Salah è illegale anche secondo gli standard israeliani, né viene legittimata dalla Legge d’emergenza a cui si è appellato il governo. Una simile decisione viene letta dai palestinesi d’Israele come un attacco a tutta la minoranza araba, dai comunisti fino agli islamisti. Una mossa che, affermano, potrebbe preludere a nuove misure razziste contro i cittadini arabi e le loro istituzioni. Per questo si moltiplicano i gesti di solidarietà nei confronti del Movimento che, da parte sua, promette di dare battaglia legale anche a livello internazionale.

Vedi:

http://ilmanifesto.info/netanyahu-prende-la-palla-al-balzo-colonie-e-pugno-duro-con-gli-islamisti/

http://nena-news.it/israele-al-bando-il-movimento-islamico/#sthash.20o1CsZd.dpuf

http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2015/12/israel-ban-islamic-movement-palestinian-reactions.html

V – Anche 38 Parlamentari Europei contro la multinazionale G4S

n444444444Su sollecitazione del Coordinamento Europeo dei Comitati e delle Associazioni per la Palestina, una rete di 40 associazioni operanti in 20 diversi Paesi, 38 parlamentari europei – tra cui Sergio Cofferati, del gruppo socialdemocratico – hanno scritto al Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, una lettera datata 2 dicembre, affinché vengano interrotti i rapporti contrattuali, in più Paesi europei, tra la Commissione il gruppo G4S, una multinazionale della “sicurezza” che fornisce servizi ed equipaggiamento alle prigioni dove i prigionieri politici palestinesi vengono detenuti senza processo, sotto tortura e contravvenendo costantemente alla Quarta Convenzione di Ginevra sulla Protezione dei Civili, che proibisce, tra l’altro, il trasferimento dei prigionieri da un territorio occupato al territorio dell’occupante, dove invece si trovano molte di queste prigioni. I prigionieri palestinesi praticano da anni lo sciopero della fame come strumento di protesta contro la detenzione arbitraria e la tortura, proprio nelle prigioni che il gruppo G4S aiuta a gestire. I parlamentari europei hanno la speciale responsabilità di assicurare che le istituzioni europee non abbiano relazioni contrattuali con aziende che favoriscono attività identificabili come crimini contro l’umanità e che sono state più volte condannate dalla comunità internazionale, compresa l’Unione Europea.

L’azione dei parlamentari è stata idealmente preceduta da alcune iniziative di attivisti per i diritti umani che, lunedì 30 novembre, all’indomani della Giornata Mondiale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, hanno protestato davanti a due sedi delle Nazioni Unite a Roma, UNICEF e FAO, per chiedere anche all’ONU di annullare i contratti con la G4S. L’agenzia dell’ONU per i rifugiati (UNHCR) in Giordania ha già annullato i suoi contratti con G4S.

Vedi:

http://www.eccpalestine.org/members-of-the-european-parliament-call-on-the-eu-to-stop-its-contracts-with-g4s/

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.875955555858887.1073741840.240945569359892&type=3

https://www.thunderclap.it/projects/35183-un-drop-g4s?locale=en

http://whoprofits.org/company/group4securicor-g4s

http://whoprofits.org/company/g4s-israel-hashmira

http://www.diakonia.se/globalassets/documents/ihl/ihl-resources-center/g4s-report.pdf

http://www.bdsmovement.net/2015/unhcr-ends-g4s-contracts-13593

CondividiciShare on Google+Email this to someoneTweet about this on TwitterPrint this pageShare on Facebook

Permalink link a questo articolo: http://www.ambasciatapalestina.com/blog/2015/12/14/newsletter-no-4/