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Newsletter No 31 – 27/6/2016

“Abbiamo presentato diverse iniziative e sostenuto tutti gli sforzi internazionali per sviluppare soluzioni pacifiche che garantiscano la sicurezza e l’unione dei popoli del Medioriente, evitando l’insorgere di conflitti religiosi e settari”

Abu Mazen

Indice:

  1. L’Europa alle prese con il Medioriente
  2. I rifugiati specchio dei tempi
  3. La nuova legge anti-terrorismo
  4. Poca acqua e tanto filo spinato durante il Ramadan
  5. Preoccupazione per le donne palestinesi

I – L’Europa alle prese con il Medioriente

La notizia di questa settimana è che l’Unione Europea ha approvato una risoluzione a favore dell’incontro di Parigi che si è svolto il 3 giugno e a sostegno della Conferenza Internazionale promossa dalla Francia. I media israeliani paventavano da giorni questa decisione della UE, nonostante gli sforzi fatti dal governo di Tel Aviv per scongiurarla. Le conclusioni del Consiglio “Affari esteri” del 20 giugno sono state abbastanza esplicite: “L’UE è fermamente intenzionata, assieme ad altri partner internazionali e regionali, a contribuire in modo concreto e significativo a un insieme globale di incentivi affinché le parti ristabiliscano la pace in vista di una conferenza internazionale prevista prima della fine dell’anno”. Una posizione consapevole dei danni arrecati dall’occupazione, che il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha voluto ribadire al Presidente israeliano Reuven Rivlin, in visita a Bruxelles, citando in particolare la distruzione delle abitazioni palestinesi: “Diamo il benvenuto – ha infatti detto il Presidente – al congelamento temporaneo delle demolizioni per il mese del Ramadan e speriamo che diventi una base per una soluzione permanente come una moratoria su demolizioni e confische in Cisgiordania”.

In questo clima, il Parlamento europeo ha ricevuto in plenaria, nella sede di Bruxelles, separatamente il 22 e il 23 giugno, i presidenti di Israele e Palestina.

Mentre Revlin ha esordito comunicando ai parlamentari europei che “in questo momento, un accordo permanente di pace tra noi e i palestinesi non può essere raggiunto “, Abu Mazen ha voluto rassicurali sul fatto che “Il popolo palestinese è dalla vostra parte nella lotta al terrorismo e all’estremismo che condanniamo, ma perché si possano battere i terroristi bisogna porre fine all’occupazione israeliana e creare lo Stato palestinese. L’inizio della soluzione del problema del terrorismo sta nella nascita della Palestina”. Dopo aver rammentato a tutti che “l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ha riconosciuto lo stato di Israele già nel 1993″, Abbas ha denunciato Israele “per non aver rispettato i propri impegni e per voler continuare la sua opera di oppressione”. Per questo, il Presidente palestinese ha chiesto all’Europa un appoggio a favore della pace: “Vi chiedo di aiutarci a far scomparire i motivi di questa sofferenza e porre fine alla più grande occupazione della storia, che ha segnato il XX e continua a segnare il XXI secolo”. Al termine del suo intervento, molto applaudito, Abu Mazen ha poi rivolto un appello al popolo israeliano, al suo governo e ai suoi partiti: “La nostra mano è tesa per raggiungere la pace. Avete anche voi la stessa volontà e siete pronti a riconoscere le ingiustizie storiche che avete commesso contro il mio popolo?”.

Da parte sua, il Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha ricordato che il Parlamento europeo ha votato l’anno scorso a favore di una soluzione a due Stati, sulla base dei confini del 1967.

Vedi:

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/israele/2016/06/19/mo-ue-si-appresta-ad-appoggiare-francia-su-conferenza-pace_fd9c31d7-a54c-4ba3-81e0-1e6ac3ff5149.html

http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-10348-2016-INIT/it/pdf

http://www.maannews.com/Content.aspx?id=771952

http://www.eunews.it/2016/06/21/tusk-israele-palestina-demolizioni-cisgiordania-gaza/62030

http://ec.europa.eu/avservices/ebs/schedule.cfm

http://agensir.it/quotidiano/2016/6/22/ue-medio-oriente-i-presidenti-di-israele-e-palestina-a-bruxelles-discorsi-al-parlamento-europeo/

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2016/06/23/appello-abu-mazen-a-israele-per-la-pace_5c972f90-a09b-42f9-bd55-b9eb9b5145e5.html

http://www.larena.it/home/mondo/stato-palestina-contro-terrorismo-1.4956188

http://www.agenziafuoritutto.com/web2/esteri/8170-costruire-la-fiducia-in-medio-oriente-presidente-israeliano-chiede-aiuto-al-pe.html

http://www.agenzianova.com/a/576bc46380e786.44449775/1374724/2016-06-23/medio-oriente-abbas-no-a-soluzioni-provvisorie/linked

 

II – I rifugiati specchio dei tempi

Secondo Pierre Krähenbühl, Commissario Generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione (UNRWA) dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente, “i rifugiati palestinesi oggi stanno attraversando la peggiore crisi esistenziale dal 1948. Ci sono stati altri momenti critici, la guerra civile in Libano, la prima e la seconda intifada, ma adesso ci sono 50 anni di occupazione della Cisgiordania e di Gerusalemme Est, dieci anni di blocco su Gaza, quasi sei anni di guerra in Siria. I rifugiati palestinesi sono nel mezzo (…) I giovani che crescono in un contesto come questo, rifugiati palestinesi di quindici/sedici anni che vivono a Gaza per esempio, sono passati attraverso tre guerre.

In grande maggioranza non hanno mai lasciato la striscia, escono da nove anni di scuole UNRWA ma hanno pochissime possibilità di trovare un lavoro. Il tasso di disoccupazione al 65 per cento è il più alto del mondo. E stanno ancora riprendendosi emotivamente dalle ultime distruzioni”. Questo significa che i rifugiati hanno bisogno di un rifugio diverso.

Krähenbühl spiega che in Siria, dove in generale i palestinesi erano benvenuti e se la potevano cavare da soli, ora non c’è più lavoro, le loro case spesso si ritrovano in mezzo ai combattimenti, con il fronte che si muove, e i gruppi armati si insediano nei campi profughi”. In generale, dice, “Se nulla cambia politicamente, niente può migliorare. Mettiamola così: se i servizi dell’UNRWA restano senza finanziamenti e non possono andare avanti, è una ragione in più per incoraggiare la partenza dei palestinesi dal Medio Oriente. In Europa si parla di siriani, iracheni, afgani, africani. Ma i palestinesi non sono partiti perché speravano in una soluzione politica che non è arrivata, mentre ricevevano l’istruzione dall’UNRWA. Che succederà se questo servizio non ci sarà più?”. A proposito di un sostegno a volte contestato, il Commissario Generale ammette che “Se qualcuno potesse provare che la sospensione degli aiuti umanitari è in grado di stimolare la soluzione politica, allora credo che dovremmo sospenderli immediatamente. Ma non credo che ci siano prove di questo”.

Dello stesso avviso il Presidente Abu Mazen, che in occasione del Summit Umanitario Mondiale di Istanbul del 23-24 maggio ha insistito sul ruolo dell’UNRWA, aggiungendo che lo Stato di Palestina sarebbe pronto ad accogliere migliaia di rifugiati in fuga dalle violenze della Siria e della regione, se non fosse per l’occupazione della sua terra da parte di Israele.

Vedi:
http://www.repubblica.it/esteri/2016/05/30/news/intervista_unrwa-140488109/

https://www.maannews.com/Content.aspx?id=771622

 

III – La nuova legge anti-terrorismo          

Scagliare una pietra, scandire slogan o brandire cartelli con frasi “anti-israeliane” durante una manifestazione, persino donare cibo o vestiti ad associazioni umanitarie potrebbe essere sufficiente per diventare bersaglio della nuova legge anti-terrorismo dello Stato di Israele e subire pesanti punizioni corporali.

E’ quanto denunciano le ONG e i gruppi per i diritti civili, riferendosi alla normativa entrata in vigore da pochi giorni in tutto il territorio di Israele (compresa quindi Gerusalemme Est ma esclusi i territori occupati: Striscia di Gaza e Cisgiordania). La nuova legislazione è una grande minaccia per le libertà civili in quanto amplia in maniera drammatica la quantità di azioni considerate reati: il semplice simpatizzare per la causa palestinese o anche la mancata adozione di misure preventive (come la denuncia di persone sospette) potrebbero essere intese come favoreggiamento del terrorismo. Un giro di vite destinato a ridurre pesantemente la libertà di tutti gli israeliani – non solo della cosiddetta minoranza degli arabi-israeliani – che per questa ragione sta suscitando vivaci critiche da parte delle formazioni arabe e di sinistra.

Secondo gli esperti di diritto, la nuova normativa anti-terrorismo sarebbe inaccettabile in quanto conferirebbe alla polizia ampi poteri discrezionali, sottraendola al controllo della magistratura. Nello stato di polizia in cui si sta trasformando Israele, le fasi delle indagini preliminari e quelle relative alle misure cautelari verranno completamente separate dal lavoro della magistratura, la quale avrà il solo compito di emanare le sentenze detentive. In pratica non vi sarà nessun limite allo strapotere della polizia, e nessuno potrà garantire il rispetto dei diritti umani dei sospettati di terrorismo.

I leader della minoranza arabo-israeliana, che attualmente conta 1,7 milioni di persone (circa un quinto della popolazione di Israele), sostengono che si tratti di una legge contro gli arabi piuttosto che contro il terrorismo e temono che il risultato sarà l’incarcerazione in massa di cittadini e residenti di Gerusalemme Est per la loro attività politica o per aver mostrato solidarietà con gli altri palestinesi dei Territori Occupati. Come spiega “Adalah” (in arabo Giustizia), una ONG palestinese che si occupa di diritti umani, la legge estende anche al territorio israeliano molte delle misure che di fatto vengono già applicate quotidianamente in Cisgiordania, sotto l’occupazione militare israeliana.

La Knesset ha approvato la legge anti-terrorismo con una schiacciante maggioranza giovedì 23 giugno. Tutti i partiti politici hanno votato a favore della legge tranne la Lista Unita, un insieme di partiti che rappresentano gli arabi-israeliani, e il partito Meretz, di sinistra. Vista la sparuta opposizione che la legge ha generato sia in parlamento sia nella società civile, non sembra che gli israeliani si siano resi pienamente conto dei possibili effetti di una simile normativa. Pochi si sono accorti che una tale legge costituisce un’inquietante spada di Damocle sulle libertà civili e politiche di tutti. O forse sanno già che nemmeno questa legge sarà uguale per tutti.

Vedi:

http://www.controradio.it/66606/

 

IV – Poca acqua e tanto filo spinato durante il Ramadan

Con un comunicato stampa rilasciato giovedì 16 giugno, l’ufficio del Primo Ministro palestinese Rami Hamdallah ha denunciato la “guerra dell’acqua” che il governo israeliano sta attuando a danno dei cittadini palestinesi nei Territori Occupati della Cisgiordania:  “Israele vuole impedire ai palestinesi una vita dignitosa e utilizza il controllo delle fonti idriche e dell’erogazione dell’acqua a tal fine: mentre gli insediamenti israeliani godono di un ottimo servizio idrico senza alcuna interruzione, i palestinesi sono costretti a spendere ingenti somme per acquistare l’acqua”. A poco più di una settimana dall’inizio del Ramadan, infatti, Mekorot, l’azienda idrica israeliana che controlla le forniture in Cisgiordania, ha tagliato completamente l’erogazione dell’acqua a decine di migliaia di famiglie palestinesi nelle municipalità di Jenin (dove vivono circa 40.000 persone), Nablus e Salfit.

Così, durante il digiuno e il caldo del mese sacro, gli stessi cittadini palestinesi a cui per presunti “motivi di sicurezza” viene impedito con controlli e filo spinato di accedere alla preghiera del venerdì che si celebra a Gerusalemme, si sono visti costretti ad acquistare l’acqua dalle autobotti.

Ciò aggrava una situazione di partenza già insostenibile, visto che i palestinesi si barcamenano con un consumo pro-capite giornaliero ben al di sotto dei limiti minimi individuati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Lo ha spiegato Ayman Rabi, direttore del Gruppo Idrologico Palestinese (EWASH), un consorzio di ONG nato da un progetto del governo olandese.

Amnesty International conferma che 200.000 palestinesi della Cisgiordania non hanno normalmente accesso all’acqua corrente, mentre gli insediamenti illegali di Israele ne sono costantemente riforniti, potendo così “mantenere giardini lussureggianti e riempire piscine private”.

Vedi:

http://it.ibtimes.com/israele-taglia-lacqua-alla-cisgiordania-durante-il-ramadan-si-teme-la-reazione-palestinese-1455808

http://www.haaretz.com/opinion/.premium-1.726350

http://www.maannews.com/Content.aspx?id=771901

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Ramadan-palestinesi-attraverso-il-filo-spinato-per-la-preghiera-del-venerdi-a-Gerusalemme-baa2ac85-2257-420c-b3a4-248213a35aa2.html#foto-4

V – Preoccupazione per le donne palestinesi

Il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC), nell’intento di migliorare le condizioni di vita della popolazione globale, all’inizio del mese di giugno ha adottato una serie di risoluzioni tra cui spicca quella dedicata alla “Situazione dell’assistenza alle donne palestinesi”, già adottata lo scorso 24 marzo dalla Commissione ONU sullo Status delle Donne (CSW), a stragrande maggioranza.

Tra i 27 Paesi che hanno votato a favore ricordiamo l’India, la Cina e il Brasile. Gli unici due che hanno votato apertamente contro sono stati l’Australia e gli Stati Uniti. La risoluzione esprime “grande preoccupazione per la grave situazione in cui versano le donne palestinesi nei Territori Occupati, compresa Gerusalemme Est, a causa del duro impatto dell’ininterrotta occupazione illegale e di tutte le sue manifestazioni”. Oltre agli alti tassi di povertà e disoccupazione, il documento cita le pratiche illegali di Israele, tra cui “la demolizione di case, lo sfratto dei palestinesi, la revoca del diritto di residenza e la detenzione arbitraria” come parte della “sistematica violazione dei loro diritti umani”.

Commentando il voto, Nadya Rashid, ‎Primo Consigliere della Missione Palestinese presso le Nazioni Unite, ha ringraziato le delegazioni che hanno votato a favore della risoluzione, spiegando che in questo modo hanno inviato un forte messaggio di solidarietà al popolo palestinese, i cui diritti sono continuamente violati da Israele.

Vedi:

http://www.maannews.com/Content.aspx?id=771737

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